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DA CHE COSA DIPENDE MANTENERE UN LAVORO?
Ho preso questo titolo e molti spunti che mi hanno fatto riflettere da un libro che sto leggendo “I problemi del Lavoro” di L.Ron Hubbard.
In realtà avevo già letto questo libro in precedenza ma, rileggendolo adesso, nel pieno della mia attività di ricerca e selezione di personale ho trovato spunti veramente interessanti.
Spesso arrivano in ufficio persone che hanno perso il lavoro, purtroppo è una cosa che succede nello scenario attuale. I motivi possono essere diversi ma, in genere, l’atteggiamento di chi perde il lavoro è quello di chi ha subito un torto.
Io lo capisco perché qualche anno fa ho “subito” la stessa situazione; i dirigenti dell’azienda per cui lavoravo e per la quale avevo investito tanti anni e avevo fatto tanti sacrifici hanno deciso di cambiare strategie per il futuro e, non trovandomi d’accordo, sono stata “costretta” ad andarmene da un giorno all’altro.
Non è piacevole, i tuoi dati stabili saltano, ti senti precario e inutile, completamente confuso su quello che vuoi fare nel futuro, incapace di decidere e fare progetti a lungo termine, vittima di un ingranaggio più grande di te. Ma quindi….è mai possibile mantenere e sviluppare un posto di lavoro? Acquisire una cerca certezza sul proprio futuro professionale?
Hubbard nel libro sostiene che “L’insicurezza esiste dove manca la conoscenza”. E’ vero, assolutamente vero. Questo però non va inteso solo come conoscenza del proprio lavoro. Sicuramente ogni persona deve sviluppare le competenze necessarie ad essere sempre efficace e a poter controllare il proprio lavoro. Controllare il proprio lavoro significa saper far fronte agli imprevisti, gestire le situazioni critiche avere sempre “la situazione sotto controllo”. Questa certezza viene dalla conoscenza e competenza. Ognuno di noi dovrebbe approcciarsi al proprio lavoro come fa un professionista, approfondendo e facendo pratica su ogni aspetto. Però non basta. A questo è necessario aggiungere la capacità di creare e mantenere buone relazioni con gli altri (colleghi, superiori, clienti, fornitori ecc..), di prendersi veramente cura della propria area, da professionisti. Una persona che si comporta in questo modo, che non si lamenta continuamente di ciò che non va e diventa invece una fonte di soluzioni, che si ingegna per ottenere qualcosa in più….una persona così avrà molte, moltissime possibilità in più di mantenere il proprio lavoro e ottenere risultati professionali. Quindi, nel momento in cui una persona perde il proprio lavoro dovrebbe chiedersi: “cosa posso trarre di positivo da questo?” “quale opportunità posso cogliere?”. Io, in quella situazione, ho iniziato a studiare, ho riallacciato tanti rapporti con persone che non vedevo da tempo, ho fatto alcuni corsi di miglioramento personale. Questo mi ha aiutato a trovare la mia strada e a percorrerla con fiducia. E tu? Cosa puoi fare per te o per un amico o amica che ha perso il lavoro? L’errore che a volte vedo è quello di utilizzare i periodi di cassa integrazione e/o mobilità per rilassarsi o fare un po’ di ferie…..NO, usa questo periodo per migliorare te stesso, per affilare le armi, allenarti e prepararti a giocare la prossima partita da vincente!
Simona Primieri
Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo di Mauro Baricca che troverete sul suo blog all’indirizzo http://www.maurobaricca.typepad.com/
IL SINDACATO, OGGI, HA ANCORA SENSO?
E con questo post mi gioco i miei quattro lettori e mi attirerò sputi e insulti, però la domanda ha senso, il sindacato, oggi, ha ancora senso?
Premetto che agli inizi della mia carriera professionale quando facevo l’operaio alla Michelin di Torino ero estremamente sindacalizzato, credevo molto in quel tipo di lotta, scendevo in piazza, partecipavo ai cortei, ero un vero proletario da combattimento.
Erano i tempi post industriali, i tempi in cui il mondo si divideva in due categorie: la borghesia e il proletariato. Noi proletari prestavamo mano d’opera ai pochi “padroni” che ci controllavano perchè possedevano il capitale, le fabbriche e i mezzi produttivi, non era un mondo più duro di adesso, era un mondo diverso.
Oggi non è più così, nell’era del capitale intangibile i lavoratori sono una risorsa per l’azienda e chi non l’ha ancora capito ha già chiuso o sta per farlo.
Questo post nasce da un commento che ho pubblicato su facebook ripreso da un’amica virtuale in merito a questo articolo di dissenso nei confronti del comportamento del sindacato relativo ai lavoratori della Sigma di Vigevano che sono andati contro al volere del sindacato, un pò quello che sta succedendo a Pomigliano.
Questo post ha generato una telefonata da parte di un Sindacalista della Uil, che non conosco personalmente,che lo ha letto su facebook e tramite un amica comune mi ha chiamato, abbiamo fatto una bella chiacchierata e abbiamo convenuto su diverse cose prima fra tutte quella che è necessario cambiare atteggiamento e creare una nuova cultura, sia nei confronti delle imprese che dei lavoratori.
Prima di insultare finisci di leggere. E’ vero le grandi fabbriche hanno fatto la loro fortuna sulla nostra sfiga e hanno rubato e abusato degli aiuti di Stato e quindi sono dei bastardissimi a cui non frega nulla di noi. E’ vero. Però, rappresentano meno del 3% dei datori di lavoro Italiani, più del 97% dei datori di lavoro Italiani sono piccole aziende come la mia e come la tua che hanno a cuore il posto di lavoro dei collaboratori come prima cosa, imprenditori e imprenditrici che fanno sacrifici enormi per andare avanti e lavorano insieme ai loro collaboratori, non contro. Sono aziende in cui i lavoratori e gli imprenditori lavorano gomito a gomito, fianco a fianco per il bene comune di tutti e due.
E’ vero la Fiat non è nostra amica, però è anche vero che per la prima volta nasce l’opportunità di portare una produzione dalla Polonia all’Italia invertendo una tendenza che ci aveva privato dei principali siti produttivi, non perchè vogliono paragonarci al terzo mondo ma perchè siamo tutti sullo stesso mercato e dobbiamo giocarcela, che ci piaccia o no.
Questo post nasce anche da alcune considerazioni a ruota libera su alcuni episodi che ho vissuto in prima persona e che ogni volta che ci penso mi fanno venire un attacco di bile catarrosa.
Primo episodio: tre anni fa, nell’ambito del mio lavoro di temporary manager, ero Direttore di stabilimento di un’azienda tessile, avevamo un operaio che era un tossico, ladro, assenteista, non sto scherzando; si prendeva gioco di noi insultando e creando un clima insopportabile in azienda, con un pretesto, è vero, con un pretesto, lo abbiamo licenziato, non ne potevamo più di subire una situazione insostenibile. Ci siamo trovati in un tunnel di schiaffi incredibile con una vertenza da fare paura. Il giorno del confronto con il sindacalista, non vi dico la sigla, lui mi dice: ” Non c’è problema tanto questo te lo riassumi, anche se lo so che è un disgraziato, lo riassumi perchè hai osato licenziarlo, dovevi fare un accordo con me con pochi soldi te la saresti cavata, avendo fatto in questo modo te lo riassumi” non vi dico le urla che per fortuna sono state sentite da alcune dipendenti dell’azienda che, entrando in ufficio, hanno messo sul piatto il colpo di scena, oltre che tutte le belle cose che vi ho raccontato prima, il ragazzo era anche un molestatore sessuale e quasi tutte le dipendenti erano state molestate. Le nostre dipendenti, tutte iscritte a quel sindacato, si sono unite hanno sbranato letteralmente il sindacalista e ci hanno dato una mano a buttare fuori il degenerato, ce l’abbiamo fatta … pagando beninteso! Il sindacalista ha masticato amaro, molto amaro e io ho goduto come un KKKaimano. Lui lo sapeva che il suo tesserato era un delinquente degenerato ma forte della sua posizione mi teneva in pugno…laido come lui.
Altro episodio: assisto ad un colloquio di lavoro che Simona fa nel suo ufficio per un posto, se non ricordo male, di magazziniere; assunzione a tempo determinato per poi passare a tempo indeterminato. Il candidato viene al colloquio e a un certo punto dice:” Quant’è la paga?” Simona lo informa in merito alla cifra e il grandissimo stronzo ribatte:” Ahò io sono in mobilità ancora un anno, per quei quattro soldi io me ne sto a casa, chi me lo fa fare di andare a lavorare” … e noi paghiamoooo!
Altro episodio: altro colloquio altro candidato che rifiuta il posto di lavoro perchè tra i soldi della cassa integrazione e quelli del lavoro in nero che fa come elettricista quadagna come un Quadro … e noi paghiamoooo!
VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA episodi come questi sono all’ordine del giorno, dappertutto … come mai non ci indigniamo e non li mettiamo in piazza cari miei sindacalisti che adesso giocate con la pelle dei vostri iscritti, perchè non si prendono provvedimenti verso questi infami?
Lo so, mi sono sfogato e non va bene però ora ho una proposta costruttiva: il mondo è cambiato, non ci sono più solo i padroni e i lavoratori, c’è una figura intermedia, come scrive Seth Godin, la figura chiave, un lavoratore che porta valore aggiunto, che diventa indispensabile non tanto per il lavoro che fa ma per l’atteggiamento che ha, per il fatto che aiuta a creare un grande clima, il lavoratore che considera l’azienda in cui lavora la sua azienda, perchè in effetti lo è, questo lavoratore sarà sempre più ricercato e in caso di crisi, difficilmente sarà messo in discussione, sicuramente avrà delle opportunità importanti; ah, già, la proposta: io credo che si possa creare il cambiamento se si parte da una cultura di base della cui diffusione dobbiamo prenderci cura noi imprenditori, i lavoratori e il sindacato, se vuole avere ancora un ruolo vero, fattivo e utile com’era in passato nell’era post industriale e non anacronistico e inutile che ha oggi. Perchè non pensiamo a dei percorsi formativi, per i giovani, per i cassa integrati, per le persone in mobilità per insegnare loro cosa significa diventare una figura chiave? La formazione in questo senso è fondamentale, dove viene fatta assistiamo a metamorfosi incredibili, aziende che crescono insieme ai propri collaboratori e dove lavorare diventa più leggero.
Io mi impegno ad erogare formazione gratuita su questo progetto se verrà fatto nelle sedi dei sindacati rivolto ai loro iscritti e non, non è una provocazione ma un progetto importante, l’idea è venuta a Simona della Work In Progress di Pistoia, non lo abbiamo ancora realizzato in azienda da noi perchè c’è una burocrazia pazzesca, sembra impossibile poter dare una mano in questo senso e quindi, Sindacalista che mi stai leggendo, che ne dici di fare un incontro e di realizzare insieme qualcosa di concreto per i nostri lavoratori?
Il mantra di questo post è: uniamoleforzecreiamoilcambiamento
COME SI REDIGE UN CV EFFICACE PER LA RICERCA DI LAVORO?
Stai cercando lavoro? Uno dei punti fondamentali per avere più possibilità di trovarlo è proprio la redazione del Curriculum Vitae.
Intanto vediamo il significato della parola Curriculum Vitae:
Curriculum Vitae (da Wikipedia): più comunemente Curriculum Vitae oppure, semplicemente, curriculum, (talvolta abbreviato in CV), che tradotto dal latino significa corso della vita (e degli studi), è un documento redatto al fine di presentare la situazione personale, scolastica e lavorativa di una persona.
Il CV non è il documento che sei costretto a compilare ed inviare alle aziende per trovare lavoro, è il tuo biglietto da visita, la tua più importante brochure, una vera e propria azione di marketing perché è dal tuo CV che il selezionatore deciderà di chiamarti per un colloquio oppure no.
Dall’efficacia del CV dipende in larga parte la tua possibilità di avere un colloquio e quindi di trovare lavoro.
Di seguito troverai alcuni spunti essenziali:
1. Il CV deve essere conciso (max 2 pagg) ma non troppo (almeno 1 pag);
2. Deve riportare i dati relativi alle tue esperienze professionali, facendo emergere i tuoi punti di forza, quelli che possono interessare l’azienda e la mansione per la quale ti stai candidando. Quindi, se ti stai candidando per una mansione di magazziniere, non è molto importante che tu specifici che hai fatto un corso di cucina, ma se ti stai candidando per un posto di cameriere allora il corso di cucina può diventare interessante.
3. Deve essere indirizzato all’azienda giusta! Un ottimo modo per farsi scartare subito è mandare il CV all’azienda “Rossi” indirizzandolo all’azienda “Bianchi”!
4. Riporta i dati anagrafici COMPLETI all’inizio, prima degli studi e delle esperienze lavorative. I dati anagrafici devono comprendere l’indirizzo di residenza e domicilio, compresa la città (non hai idea di quante persone mandano il CV indicando la Via ma senza indicare la città in cui risiedono!), i recapiti telefonici (controlla di mettere i numeri giusti!!) e l’indirizzo e-mail. Su questo ultimo punto, l’e-mail, mi raccomando…..sono banditi gli indirizzi tipo patatina@, topolino@, candycandy@ ecc… ecc… Se non hai un indirizzo e-mail professionale del tipo nome.cognome@….., crealo!
5. Compila il resto indicando titolo di studio, conoscenze linguistiche ed informatiche.
6. Riporta le esperienze professionali in ordine cronologico, dalla più recente fino alla più remota. Ogni esperienza deve riportare la durata, le mansioni ricoperte e gli eventuali avanzamenti di carriera. Vietato fare descrizioni lunghissime, lascia le spiegazioni al momento del colloquio. Sulle date faccio una menzione speciale; metti le date corrette di inizio e fine lavoro (mese/anno), se non te le ricordi riprendi il libretto di lavoro e ricostruiscile, non arrivare al colloquio senza idea su quando hai lavorato in una certa azienda. E’ una pessima figura quella che fanno i candidati che non si ricordano le date e quindi mischiano le varie esperienze. Se io sono il tuo futuro datore di lavoro, come posso pensare che tu sarai preciso se non ti sei nemmeno preso la briga di fare ordine nelle tue idee???
7. In fondo al CV una brevissima descrizione dei tuoi Hobby (per cortesia evita di mettere trai i tuoi hobby che dai la caccia alle farfalle e collezioni Barbie e BigJim), l’autorizzazione al trattamento dati personali e la firma.
8. Ora che il CV è compilato, rileggilo, assicurati che non contenga errori ortografici e che rispecchi le tue capacità. Se ce l’hai aggiungi una foto, una semplice foto tessera in cui sei un po’ sorridente. Sono bandite le foto in costume (ahime soprattutto per le donne che talvolta esagerano!) e le foto mentre mangi bistecca o lasagne al ristorante (questa invece è per gli uomini!)
Se hai seguito i consigli sopra, non ti resta che aggiungere una brevissima lettera di presentazione e inviarlo!!
Potrebbe non risponderti nessuno, non disperare, magari fai una cortese telefonata dove manifesti il tuo interesse per la mansione e rinnovi la disponibilità per un colloquio conoscitivo. Non diventare insistente, se non ti contattano ancora, manda altre candidature, anche spontanee.
Questi sono solo alcuni spunti, se hai domande sarò lieta di risponderti!
Buona fortuna!
Simona Primieri
La selezione di nuovi candidati e il loro inserimento in azienda sono una vera e propria azione di Marketing. Questo perché lo scopo del marketing è creare un desiderio al fine di vendere qualcosa, non è vero?
Per questo motivo la selezione deve essere gestita in modo da vendere l’azienda al candidato, creare in lui il desiderio di un’opportunità’, di una possibilità di crescita, non solo di guadagno. Spesso nel nostro lavoro troviamo imprenditori che pensano che in questo momento di crisi le persone dovrebbero desiderare il lavoro e darsi da fare più del solito. Questo non è completamente vero. Nonostante le difficoltà e la disoccupazione le persone godono di un certo benessere, raramente hanno bisogno di lavorare per mangiare. E comunque, la persona che, inserita in azienda farà la differenza, è di solito una persona che si dà da fare, si impegna molto e, proprio per questo in genere sta già lavorando.
E’ necessario quindi conoscere come applicare le leggi del Marketing alla ricerca e poi alla selezione di personale.
E’ necessario un cambiamento nel punto di vista del selezionatore, cambiamento che deve partire dalle modalità con cui si redige un annuncio di successo, fino alla conduzione di un colloquio di selezione veramente efficace.
Una selezione di successo parte da un annuncio di successo. Annuncio che sia in grado di portare il maggior numero di candidati possibile. Come si può fare una selezione senza una quantità tra cui scegliere?
Se si pubblica un annuncio troppo selettivo si rischia di fare una scelta in una rosa di 3 candidati! Un suicidio!
Invece un annuncio che funziona deve portare decine di candidature (quantità) tra le quali scegliere attraverso un colloquio di selezione (qualità) per arrivare ad inserire la persona più idonea che, dopo costante affiancamento e formazione, sarà produttiva (redditività)! Quindi, come in ogni altro lavoro di vendita la redditività di una selezione arriva solo DOPO che ci sono state quantità e qualità.
Quindi, anche nelle tue ricerche, usa le tecniche di Marketing e ricorda…..noi siamo qui per aiutarti!